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Intervista di Eleonora Fortunato a Mario Rusconi - ANP, no a bonus: necessari confronti con dirigente per valutare docente. Interesse DS non scadere nel clientelismo - 15 Giugno 2016

[tratto dal sito www.orizzontescuola.it del 15 Giugno 2016]

a cura di Eleonora Fortunato

La valutazione dei dirigenti e quella dei docenti sono due temi inestricabili e indebolire la prima significa inibire anche l’altra.

 

E' questo in sintesi il pensiero di Mario Rusconi, Vicepresidente nazionale dell’Associazione Nazionale Presidi, dopo l’avvio della fase di confronto col Miur sulla valutazione dei Ds.

 

Professor Rusconi, da cosa nesce la perplessità di Anp sulla bozza dal Miur?

“Le nostre perplessità nascono dal fatto che né la valutazione del dirigente né tanto meno quella del docente possono essere svilite a un puro meccanismo burocratico, da espletarsi con l’invio di carte e progetti. Ribadisco con fermezza che sono necessari confronti diretti, colloqui anche ripetuti col dirigente e col suo staff, solo in questo modo si potrà avere un’idea della progettualità messa in campo dalla persona da valutare. Inoltre, abbiamo già sperimentato diverse volte la fallacia di un sistema così burocratico, l’esempio più eclatante risale a circa dieci anni fa, quando due dirigenti considerati punte di diamante del nostro sistema di istruzione, in una procedura simile a quella che si vuol mettere in campo adesso, ottennero un punteggio bassissimo a causa dello scarso tempo a disposizione dei tre valutatori, come si evinse poi dall’accesso agli atti”.

 

Se ho ben capito lei intravede il rischio che questa burocratizzazione della valutazione dei dirigenti sia un modo per depotenziarla?

“C’è senz’altro il rischio che possa finire in un recinto burocratico e gerarchico, che finirà per depotenziarla spegnendo di conseguenza ogni tentativo di far partire anche una valutazione seria dell’operato dei docenti. Sappiamo tutti molto bene che sulla Legge 107 è in atto una forte battaglia politica poiché essa viene usata come grimaldello contro il Governo Renzi, ma la scuola non può essere così strumentalizzata! Guardi quello che è successo a proposito del bonum, è scoppiata una guerra di religione!”.

 

Forse più semplicemente i docenti italiani non l’hanno ritenuto il modo giusto per valorizzare il loro lavoro.

“Il bonum è stato semplicemente un piccolo spread per riconoscere a coloro che oggettivamente si danno più da fare un incentivo economico, ma concordo con lei, la strada maestra per valorizzare il lavoro docente è la costruzione di una carriera dei docenti, che i sindacati in questo paese si sono sempre guardati bene dal promuovere seriamente”.

 

I sindacati rappresentativi sembrano tutti abbastanza d’accordo su questo.

“Le garantisco che si tratta di un accordo a parole, nei fatti è da più di venti anni che hanno sempre ostacolato qualsiasi forma di differenziazione tra docenti, confinando la scuola a unico settore professionale di elevata specializzazione dove si entra soldati semplici e dopo 40, anche 45 anni di carriera si esce soldati semplici”.

 

Il bonus nemmeno lontanamente introduce una carriera dei docenti, quindi non se ne è compresa bene la finalità. Si è certo avuta l’impressione che sia uno strumento per aumentare i poteri del preside e per enfatizzarne il ruolo.

“Certo, ma come in ogni organismo democratico, a un aumento di prerogative e di autorità di una figura apicale corrisponde anche l’aumento delle sanzioni e del controllo sul suo operato. Ricordiamoci che è nell’interesse stesso dei DS non scadere nel clientelismo, rischio che con le assegnazioni dei docenti agli ambiti è sempre più concreto”.

 

Dunque nemmeno questa innovazione porterà l’Italia a un miglioramento tangibile del suo sistema di istruzione?

“Se non le corrispondono le azioni che ho elencato prima, cioè la valutazione dei dirigenti e il controllo reale su ciò che fa, anche questa innovazione che sembra così strutturale risulterà un cambiamento superficiale, un maquillage che rischierà di nuocere anziché far bene alla scuola. Mi preme ribadire un concetto che Piero Romei, uno dei più grandi esperti di sistemi di istruzione che il nostro Paese abbia conosciuto, amava ripetere spesso: non si deve parlare di centralità dello studente, ma di centralità del docente. È sulla formazione dei docenti che la Stato deve investire più risorse”.

 

E la selezione? Le sembra che l’Italia sappia selezionare bene i suoi docenti?

“Su questo ho le mie perplessità, che a nome di Anp ho espresso più volte anche al Ministro e al suo staff. La stabilizzazione dei 100mila precari della scuola certamente è stata un’operazione socialmente utile, ma dov’è il piano di formazione continua che ci era stato promesso?”.

 

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